Il furto delle opere di Antonello da Messina ci ricorda che la sicurezza del patrimonio culturale deve essere considerata una priorità assoluta
A seguito del furto delle opere di Antonello da Messina avvenuto nei giorni scorsi, Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby, da anni impegnata per sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano e per diffondere la cultura della sicurezza, dichiara quanto segue:
"Il furto delle opere di Antonello da Messina rappresenta una perdita gravissima per il nostro patrimonio culturale. Un furto che ci fa comprendere la dimensione della perdita se pensiamo che proprio quest'anno lo Stato italiano ha investito 14,9 milioni di dollari per riportare in Italia l’Ecce Homo dello stesso straordinario artista.
Questo episodio richiama ancora una volta un tema che la Fondazione Enzo Hruby sostiene da anni: la sicurezza dei beni culturali deve essere una priorità assoluta e deve essere affrontata come un sistema complesso, nel quale tecnologie, persone, procedure e formazione operano insieme.
L'Italia ha il privilegio, e al tempo stesso la responsabilità, di custodire un patrimonio culturale senza eguali, diffuso dalle grandi città ai piccoli borghi, nei musei, nelle biblioteche, nei teatri, negli archivi, nei siti archeologici e nei luoghi di culto. Una risorsa straordinaria, ma anche fragile, esposta a furti, sottrazioni, vandalismi, danneggiamenti e incuria.
In Italia sono oltre 4.400 i musei, le aree archeologiche e i monumenti aperti al pubblico; il Catalogo generale dell'ICCD raccoglie circa 3 milioni di schede e il portale BeWeB della CEI censisce quasi 4 milioni di beni storico-artistici ecclesiastici. Nel 2025 i Carabinieri TPC hanno recuperato 84.527 beni culturali precedentemente sottratti, per un valore stimato di oltre 73 milioni di euro. Questi sono solo alcuni dati, che raccontano l'ampiezza e la complessità del patrimonio che siamo chiamati a proteggere.
Il problema non riguarda soltanto i grandi musei. Furti e atti vandalici colpiscono spesso chiese, conventi e luoghi di culto, dove è custodita una parte fondamentale della nostra ricchezza e della nostra memoria collettiva. Episodi che magari non fanno notizia perché non coinvolgono nomi universalmente noti, ma che contribuiscono progressivamente a depauperare un patrimonio straordinario.
Nel 1975, il clamoroso furto dal Palazzo Ducale di Urbino della Flagellazione di Cristo e della Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, e della Muta di Raffaello contribuì a imprimere una svolta alla sicurezza del patrimonio culturale italiano. Oggi sarebbe importante che il caso di Antonello da Messina rappresentasse un nuovo momento di consapevolezza nazionale e l'avvio di una nuova stagione di prevenzione e sicurezza ai massimi livelli.
Rispetto al passato, disponiamo di tecnologie estremamente avanzate, capaci di integrare antintrusione, videosorveglianza, controllo accessi, antincendio e strumenti di analisi sempre più evoluti, anche grazie all'intelligenza artificiale. Ma la tecnologia, da sola, non basta: servono conoscenza, consapevolezza, procedure, formazione e una visione integrata, fondata sulla collaborazione tra istituzioni, esperti di sicurezza, professionisti dei beni culturali, forze dell'ordine, università e mondo della formazione. Per fare un esempio concreto, proprio a partire da questa consapevolezza la nostra Fondazione ha dato vita, insieme all'Università degli Studi di Pavia, al Corso di Perfezionamento in Cultural Security Management, che offre una formazione specificamente dedicata ai professionisti chiamati, a diverso titolo, a custodire e proteggere il nostro patrimonio culturale.
La sicurezza deve diventare parte integrante della tutela e della valorizzazione del patrimonio, non un elemento da affrontare soltanto dopo un'emergenza. Partendo da un presupposto fondamentale: la tutela non è un costo, ma l'investimento più importante per proteggere e valorizzare quella che è una delle più importanti risorse culturali, economiche e sociali del nostro Paese."












