Compliance, perché interessa alle Procure della Repubblica
Ciro Santoriello, Procuratore aggiunto del Tribunale di Cuneo, spiega nell'intervista di essecome quando e perché le Procure della Repubblica devono intervenire per imporre il rispetto delle regole nella catena dei fornitori. Il tema verrà sviluppato al convegno "IA al lavoro per la compliance delle organizzazioni" che si terrà il 6 ottobre al Circolo Ufficiali di Milano.
Negli ultimi anni diverse Procure della Repubblica sono dovute intervenire più volte per contrastare fenomeni di sfruttamento e di caporalato nelle filiere dei subappalti, in particolare nei servizi, imponendo l'allineamento delle retribuzioni dei lavoratori dei subappaltatori ai criteri minimi indicati dalla Costituzione. Ritiene che queste forme di patologia del mercato del lavoro siano ancora diffuse nel sistema italiano?
Sicuramente, nonostante il meritorio intervento di magistratura e forze dell’ordine, il problema dello sfruttamento dei lavoratori è ancora assai diffuso.
Occorre tuttavia prendere atto di una significativa modifica rispetto al passato. Intendo riferirmi alla circostanza che, probabilmente, oggi il fenomeno in discorso è confinato ad un settore imprenditoriale maggiormente limitato e rappresentato da azienda marginali, che fanno dell’abbattimento dei costi l’unica chiave di accesso al mercato. In sostanza, penso di poter sostenere che le aziende maggiormente strutturate e significative – per fatturato, rilevanza massmediatica ecc. - sono decisamente più attente a questi aspetti.
Ad ogni intervento, ai Procuratori è stata mossa l'accusa di invadere la sfera della contrattazione collettiva arrogandosi il ruolo demandato alle parti sociali. Qual è la Sua opinione in merito?
Mi pare una polemica priva di senso. Intanto, l’intervento non è certo diretto a modificare i contenuti della contrattazione collettiva, ma proprio a farli rispettare. Sono sanzionate proprio quelle imprese che, direttamente o all’interno della loro filiera, non si preoccupano (quando non agiscono intenzionalmente in tal senso) di rispettare gli standard minimi che le imprese stesse hanno fissato.
In secondo luogo, è appena ovvio che la magistratura, specie quella penale, è inevitabilmente destinata a rivestire (anche) un ruolo interventista, quando non di supplenza, laddove i diritti subiscano (sul luogo di lavoro, ma anche in famiglia o nella scuola ecc.) inaccettabili forme di compromissione e violazione.
Quali misure devono adottare i responsabili delle organizzazioni per poter dimostrare la propria estraneità agli illeciti eventualmente commessi dai propri fornitori
Ecco, questo semmai è il vero profilo su cui riflettere ed in ordine al quale anche la magistratura deve soffermarsi.
Ovviamente, occorre evitare di pensare all’imprese come una sorta di guardiano, di garante di quanto accade (non al proprio interno, il che sarebbe ovvio) presso terzi soggetti di cui l’impresa si serve per le proprie forniture o per lo svolgimento della propria attività. Bisogna dunque trovare un giusto equilibrio fra forme di compliance attente anche a quanto accade presso i propri fornitori e il rischio di ingessare l’attività imprenditoriale trasformando le grandi aziende in sorveglianti, sostituti delle forme di controllo pubblico.
Occorre tuttavia fare una precisazione. Le vicende in cui la magistratura è intervenuta si caratterizzavano per la gravità delle violazioni riscontrate e le enormità delle inosservanze riscontrate nella azienda capofiliera. In sostanza, la domanda solleva un problema fondato e su cui riflettere, ma ancora non attuale.
Ritiene possano aiutare il sistema proposte formative rivolte ai manager?
Si senz’altro. Specie con riferimento alle seconde linee.
Oltre agli illeciti riguardanti la gestione delle risorse umane, quali sono le forme d'infrazione o di reato che avvengono più frequentemente tra quelli che possono pregiudicare la compliance delle aziende?
Le violazioni tributarie, senz’altro.











