Cambia il mondo della sicurezza: HESA passa di mano

editoriale di essecome

Avremmo voluto dedicare, come al solito, l’editoriale di mezza estate alle ultime tendenze che potranno influire sul mercato della sicurezza privata ma è arrivata una breaking news che ruba la scena alle altre: la vendita di HESA da parte della famiglia Hruby al gruppo danese EET.

Una notizia che segna la conclusione di un ciclo fondamentale per la storia della sicurezza moderna, segnato dall’arrivo delle tecnologie elettroniche per proteggere banche, fabbriche e case private dalle intrusioni non autorizzate.

Enzo Hruby, il fondatore, aveva intuito alla fine degli anni ’60 che certi dispositivi prodotti negli USA e in Gran Bretagna con tecnologie sviluppate in ambito militare (microonde, ultrasuoni, RFID), avrebbero avuto successo anche in Italia e con la sua ditta “Hruby Enzo Sistemi Automatici” (HESA) divenne importatore e distributore in esclusiva di importanti produttori internazionali.
HESA è stata per molti anni l’hub di riferimento delle tecnologie per la sicurezza fisica, selezionando da una parte prodotti e produttori da proporre al mercato; dall’altra, raccogliendo, formando e promuovendo generazioni di installatori professionali.

L’arrivo di Internet, il progressivo orientamento dei produttori ad accorciare la catena distributiva assieme alla crescita dimensionale degli installatori, hanno modificato poco per volta il ruolo del distributore specializzato e così Carlo e Andrea, i figli di Enzo che nel frattempo gli erano subentrati alla guida della HESA, hanno deciso che era arrivato il momento di venderla a uno dei maggiori distributori europei, in grado di valorizzare lo storico marchio e di garantirne lo sviluppo in un mercato sempre più competitivo.

A parte la storia imprenditoriale di successo, si deve riconoscere alla famiglia Hruby il grande merito di aver costituito uno straordinario modello di partenariato privato/pubblico per la tutela del patrimonio artistico, la Fondazione Enzo Hruby, senza uguali nemmeno a livello internazionale. Voluta e animata da Carlo, ha sostenuto direttamente interventi per la messa in sicurezza di siti e di singole opere in tutta Italia, realizzato pubblicazioni, commissionato ricerche e, in ultimo, avviato collaborazioni con Università per formare security manager specializzati nei beni culturali.

La Fondazione è una dimostrazione tangibile di quanto possa essere efficace l’iniziativa privata per supportare la pubblica amministrazione nell’esercizio di funzioni istituzionali che riguardano il bene pubblico come, in questo caso, la tutela del patrimonio artistico, un esempio da manuale di “sussidiarietà orizzontale” prevista dall’art. 118 della Costituzione.

Per tutto questo, per l’impegno costante nella divulgazione della “cultura della sicurezza” con importanti contributi pubblicati negli anni anche sulle nostre testate, per aver condiviso i valori della professionalità, della competenza e dell’etica per chiunque lavori nella sicurezza, diciamo grazie a Enzo, Carlo e Andrea Hruby, è stato davvero un piacere lavorare insieme!

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