Studio di settore Genetec su sicurezza fisica e cloud: le aziende scelgono l’ibrido per non rischiare il blackout operativo
Nel percorso della trasformazione digitale, la transizione verso il cloud viene spesso descritta come lineare e priva di ostacoli, un’evoluzione inevitabile. Tuttavia, quando si tratta della sicurezza fisica – dove la protezione si misura in telecamere, varchi di accesso e continuità dei processi operativi degli impianti di produzione – il panorama reale delle aziende italiane si rivela decisamente più sfaccettato e prudente.
A fotografare questa complessa transizione è lo studio di settore condotto da Genetec che mette in evidenza un cambio di approccio fondamentale: l’adozione del cloud non è una semplice questione di preferenza tecnologica, ma una rigorosa scelta strategica di gestione del rischio.
Per il tessuto delle imprese italiane, storicamente caratterizzato da una rete di piccole e medie aziende, da realtà industriali radicate sul territorio e anche multinazionali, i modelli di digitalizzazione pensati oltreoceano possono mostrare dei limiti.
Un’azienda, quando deve proteggere i propri asset, non cerca una rivoluzione, ma un’evoluzione sostenibile. Le dimensioni e la distribuzione geografica cambiano radicalmente le priorità: gestire più sedi, magazzini o filiali significa dover fare i conti con cicli di vita tecnologici lunghi, normative locali stringenti e la necessità assoluta di non interrompere mai le attività commerciali o produttive.
I dati emersi dall’inchiesta Genetec scardinano il concetto della migrazione totale e immediata verso il cloud. Infatti, il 63,9% delle organizzazioni analizzate dallo studio dichiara di mantenere tuttora un sistema di controllo accessi esclusivamente on-premise, ovvero su server fisici in locale.
Questo dato non deve essere interpretato come un segnale di arretratezza culturale o di diffidenza verso l’innovazione, bensì come il risultato di una precisa strategia di preservazione degli investimenti esistenti e di controllo diretto. A conferma di ciò, solo il 18,7% delle realtà intervistate esprime l’intenzione di sostituire integralmente la propria infrastruttura locale con una soluzione completamente cloud.
Di fatto, la vera tendenza che sta ridisegnando la sicurezza delle aziende più strutturate è la via dell’ibrido: ben il 42,5% prevede per i prossimi cinque anni un modello misto, capace di far dialogare l’affidabilità dell’hardware on prem con la flessibilità e la centralizzazione offerte dal cloud.
Come evidenziato direttamente dalle testimonianze raccolte sul campo da Genetec, «la decisione di adottare il cloud per le applicazioni di sicurezza fisica nasce dalla necessità di scalabilità e flessibilità, per poter ampliare le risorse senza investimenti significativi in infrastrutture on-premise».
Per le aziende italiane, il cloud non serve a cancellare il passato, ma a crescere in modo sostenibile, aggiungendo per esempio telecamere o controlli biometrici dove e quando serve.
Questa transizione è accelerata da un fenomeno ormai irreversibile: la convergenza tra la sicurezza fisica e i dipartimenti IT. I tempi in cui la gestione dei sistemi di sorveglianza e quella della infrastruttura informatica viaggiavano su binari paralleli e in modalità silos sono tramontati.
Oggi, il 42,4% delle decisioni d’acquisto legate alla sicurezza fisica vede il coinvolgimento diretto dei professionisti IT. Questa sinergia strategica è dettata da un panorama delle minacce sempre più aggressivo e interconnesso.
Nell’ultimo anno, il 41,7% delle aziende ha registrato un netto incremento degli incidenti sia fisici che informatici, con una pressione fortissima sul fronte del social engineering: gli attacchi di phishing e smishing hanno infatti segnato una crescita del 58,7%.
Per un’azienda strutturata, dunque, la scelta di una piattaforma di sicurezza diventa anche una priorità di cybersecurity. Mentre le realtà molto piccole tendono a subire maggiormente l’hacking diretto dei dispositivi hardware per accedere alla rete, le realtà più organizzate devono proteggere filiere complesse e blindare i propri sistemi da accessi non autorizzati.
In questo scenario, le garanzie fornite dai fornitori tecnologici giocano un ruolo decisivo: l’adozione di soluzioni conformi a rigorosi standard internazionali di protezione dei dati, come il RGPD (GDPR) europeo, e certificate secondo gli standard ISO 27001:2022 (per la gestione dei rischi cyber) e ISO 27017 (specifico per la sicurezza del cloud), non è più un optional. Sottoporre le piattaforme ad audit indipendenti come il SOC2 Type 2 assicura alle imprese la necessaria coerenza ed efficacia nei controlli di sicurezza, rafforzando quella fiducia a lungo termine che i dipartimenti IT oggi esigono.
Da notare che per le aziende più strutturate, la spinta verso l’ibrido è favorita da due fattori decisionali speculari: la scalabilità (pari al 39,3%) e la ridondanza (38,1%) che rappresenta la vera soluzione per garantire che, anche in caso di blackout della rete esterna o di un attacco cyber, le telecamere continuino a registrare e i varchi aziendali rimangano presidiati in totale autonomia.
Una conferma della maturità di approccio arriva anche dall’uso trasversale dei dati all’interno della propria organizzazione: il 37,4% delle aziende intervistate utilizza oggi le informazioni provenienti dai sistemi di sicurezza al di fuori del perimetro della vigilanza, condividendole con altri reparti per ottimizzare l’efficienza dei processi produttivi, della logistica o della gestione degli spazi.
Inoltre, il 26,5% adotta già piattaforme unificate che integrano nativamente videosorveglianza e controllo accessi, mentre il 19,5% condivide i metadati delle analisi video con gli altri sistemi di gestione aziendale.
Giovanni Taccori, SaaS Commercial Lead di Genetec, commenta: “La sicurezza fisica sta insomma vivendo una profonda evoluzione, trasformandosi da centro di costo a fonte di ‘business intelligence’ e resilienza per l’intera organizzazione. La posizione che emerge dai dati del rapporto Genetec è chiara: la modernizzazione non richiede salti nel buio né l’abbandono acritico delle proprie infrastrutture”.
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Genetec
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