Sicurezza nei piccoli Comuni, il possibile contributo della sicurezza privata

editoriale di essecome

Sul fronte della sicurezza pubblica, il 2026 inizia con la polemica sulla reale portata dei provvedimenti per le Forze dell’Ordine previsti nella legge di bilancio. A parte i contenuti economici per il personale in servizio, fanno discutere le 37.000 assunzioni per i quattro corpi di polizia (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria) che il Governo dichiara di voler destinare al potenziamento degli organici per aumentare la sicurezza pubblica interna.
Molti osservatori sostengono invece che quelle assunzioni basterebbero appena per coprire i vuoti prodotti dai pensionamenti degli anni passati senza contare quelli previsti nel 2026, fra l’altro nell’ipotesi tutta da verificare di trovare, di questi tempi, un numero così elevato di candidati con i requisiti previsti e desiderosi di indossare la divisa. 
Considerando infine la possibilità che aumentino gli impegni sui versanti internazionali per le nostre forze armate e di polizia, è lecito paventare una riduzione della loro presenza sul territorio nazionale, con tutti gli effetti connessi per la sicurezza dei cittadini. 
Il problema riguarderebbe in particolare i piccoli Comuni¹ già colpiti dallo spopolamento demografico, causa ed effetto della cosiddetta "desertificazione" dei servizi essenziali che rende ancor meno attraente risiedervi. Se diminuisse anche il presidio delle Forze dell’Ordine², sarebbe molto elevato il rischio di consegnare alle mafie locali vaste porzioni del territorio nazionale, soprattutto nel Meridione e nelle isole.

Non sarà facile risolvere il problema, dal momento che per potenziare davvero gli organici servono soldi che adesso non ci sono e l’alternativa di “chiamare alle armi” gli enti locali (Regioni e Comuni) si scontra con situazioni speculari di carenze di organico (mancano 8.000 agenti di PP.LL) e di fondi, senza contare le difficoltà sul piano operativo.
E’ vero che gli enti locali potrebbero a loro volta avvalersi dell’apporto di fornitori privati di tecnologie e di servizi in base al principio della “sussidiarietà orizzontale” previsto dall’art. 118 della Costituzione ma, per procedere più serenamente in questa direzione, sarebbe a nostro avviso necessario che si verificassero almeno due condizioni: 
1) che gli amministratori degli enti locali siano adeguatamente informati e formati per gestire un cambiamento epocale che riguarda anche il loro ruolo;
2) che i soggetti privati prescelti per garantire servizi ai cittadini integrando o addirittura sostituendosi allo Stato siano qualificati, organizzati e, soprattutto, puntualmente controllati.

Senza voler enfatizzare, questa partita vede in palio non solo la sicurezza dei cittadini dei Comuni minori ma in qualche misura anche la democrazia del Paese. Sarebbe cosa buona e giusta che le istituzioni potessero dirigere la partita sul piano legislativo svincolate da qualsiasi condizionamento di parte. Chiediamo troppo?

¹Secondo ISTAT sono oltre 5500 i Comuni con meno di 5.000 residenti, per una popolazione totale di circa 9,5 milioni; 
di questi, 3380 Comuni (61%) sono senza sportelli bancari e 1113 (20%) sono senza negozi di generi alimentari.

²L’Arma dei Carabinieri mantiene 4.500 stazioni sul territorio, dislocate in 3.500 Comuni

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Image by alessandra barbieri from Pixabay

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