Emergenza criminalità predatoria in Puglia. L’opinione di Paolo Spollon (Assovalori)
Intervista a Paolo Spollon, Vice Presidente Assovalori
Può riassumere in numeri la gravità della situazione degli attacchi ai furgoni portavalori in Puglia, che hanno portato Assovalori, l'associazione di categoria degli operatori a lanciare un allarme sulle possibilità di garantire il mantenimento della disponibilità del contante nelle aree più rischiose?
La situazione in Puglia ha ormai superato la dimensione emergenziale per assumere i contorni di una criticità strutturale e persistente. Le evidenze raccolte dagli operatori indicano un incremento degli attacchi ai mezzi portavalori superiore al +30% su base annua, con una forte concentrazione in alcune direttrici territoriali dove il rischio è divenuto sistemico. Nel 2025, degli 11 attacchi a mezzi di trasporto valori ben 7, tra tentati e completati, sono avvenuti in Puglia.
Tuttavia, il dato quantitativo è solo una parte del problema. Il vero elemento di discontinuità è rappresentato dal salto di qualità delle modalità operative della criminalità: la frequenza è divenuta allarmante, gli attacchi sono pianificati e coordinati, con tecniche di blocco stradale, utilizzo di armi da guerra e oramai abituale uso di esplosivi, che richiamano dinamiche proprie della criminalità organizzata più evoluta. Questo mutamento impone una revisione profonda delle logiche di gestione del rischio.
Gli effetti sull’organizzazione delle aziende di cash in transit (CIT) sono già concreti e misurabili: rimodulazione delle tratte, riduzione delle frequenze di servizio e, in alcuni casi, sospensione temporanea delle attività nelle aree più esposte. Ciò si traduce in una minore disponibilità di contante per sportelli bancari, ATM ed esercizi commerciali, pagamenti delle pensioni, con impatti diretti sull’operatività quotidiana di cittadini e imprese , con rilevante aumento dei costi per le società di CIT.
Per Assovalori un punto è inequivocabile: è in gioco la continuità di un servizio essenziale. Il contante, pur in un contesto di crescente digitalizzazione, resta una componente fondamentale dell’infrastruttura dei pagamenti e della coesione economico-sociale. Senza un intervento rapido e coordinato, il rischio concreto è una progressiva rarefazione del servizio nelle aree più critiche, con possibili effetti di esclusione finanziaria e discontinuità operativa.
Il diritto dei cittadini e delle imprese di accedere al contante non può dipendere dal livello di esposizione criminale di una determinata area geografica.
Si parla di riduzione dei massimali trasportabili, di impiego di furgoni di massa superiore a 3,5 tonnellate, della compensazione multibanca, misure che sembrano in parte contraddittorie. Secondo voi cosa si dovrebbe o potrebbe fare realmente nell'immediato?
Le misure attualmente al centro del dibattito – riduzione dei massimali trasportati, utilizzo di mezzi superiori a 3,5 tonnellate, compensazione multibanca – non sono tra loro alternative, ma rappresentano leve complementari, efficaci solo se inserite in una strategia coerente e multilivello.
Le misure di cui si discute sono tentativi di risposta a un problema reale, ma se considerate singolarmente rischiano di essere parziali o persino incoerenti.
Ridurre i massimali può limitare il danno economico di un singolo evento, ma aumenta la frequenza dei viaggi con conseguente innalzamento del rischio attacchi.
Impiegare mezzi più pesanti può rafforzare la protezione passiva, non neutralizza attacchi organizzati con strumenti più violenti. La compensazione multibanca può ottimizzare i flussi, ma non incide direttamente sulle dinamiche di ordine pubblico.
Per questo riteniamo necessario un intervento sistemico e coordinato, che comprenda:
• un rafforzamento della presenza e del coordinamento delle forze dell’ordine nelle aree a maggiore esposizione;
• tavoli permanenti di confronto tra istituzioni, prefetture e operatori del settore;
• aggiornamento normativo dei requisiti di sicurezza dei mezzi e delle dotazioni tecnologiche;
• una revisione dei modelli operativi condivisa a livello nazionale, evitando frammentazioni territoriali.
A nostro avviso, nel brevissimo periodo è perciò necessario intervenire con pragmatismo su tre direttrici operative:
• Mitigazione immediata del rischio: maggiore flessibilità nella pianificazione dei servizi, ridefinizione di rotte e finestre temporali, parziale revisione dei massimali nelle tratte più esposte: Si tratta di misure che aumentano inevitabilmente la complessità e i costi operativi, ma che risultano indispensabili per garantire la continuità del servizio in condizioni di sicurezza;
• Rafforzamento della sicurezza integrata: l’impiego di mezzi oltre le 3,5 tonnellate può rappresentare una soluzione in specifici contesti ad alto rischio, ma non è generalizzabile. È invece fondamentale accelerare sugli investimenti tecnologici: sistemi avanzati di tracciamento, dispositivi di neutralizzazione del contante, integrazione con piattaforme informative e di monitoraggio in tempo reale;
• Valorizzazione del coordinamento territoriale: il ruolo delle Prefetture, delle Questure e delle Forze dell’Ordine è già centrale e costituisce un presidio imprescindibile. In questa fase, può essere ulteriormente rafforzato attraverso un’intensificazione delle attività di prevenzione, analisi e presenza nelle aree più critiche, in un’ottica di collaborazione strutturata tra pubblico e privato.
Anche la compensazione multibanca si colloca su un piano diverso e più strutturale. Ridurre i flussi fisici complessivi attraverso la condivisione delle movimentazioni è una leva decisiva per abbassare il profilo di rischio nel medio periodo. Tuttavia, richiede standard comuni, interoperabilità e una governance chiara tra operatori, sistema bancario e Poste.
Il punto chiave è evitare approcci frammentati: è necessaria una visione coordinata a livello nazionale e sistemico, in grado di affrontare un rischio che, pur manifestandosi oggi maggiormente in Puglia, presenta caratteristiche potenzialmente replicabili. La sicurezza del trasporto valori non può essere affrontata esclusivamente come questione aziendale: è un tema di ordine pubblico e di infrastruttura economica del Paese.
Quali sono gli scenari futuri, anche in conseguenza del programma Bank-in-shop che almeno in teoria dovrebbe ridurre gli spostamenti fisici?
Il programma bank-in-shop, che al momento non appare molto diffuso in Italia, rappresenterà un’evoluzione significativa del modello distributivo del contante, ma va interpretato in modo realistico. Non determinerà una riduzione lineare del trasporto valori, bensì una trasformazione della sua geografia operativa.
Nel medio periodo è prevedibile:
• una riduzione dei grandi flussi concentrati verso poche destinazioni;
• un aumento di flussi minori, frequenti e distribuiti su una rete più ampia;
• una maggiore capillarità dei punti di accesso al contante.
Questo comporterà un cambiamento sostanziale nella gestione del rischio: minore concentrazione ma maggiore diffusione, con un incremento dei punti potenzialmente esposti e la necessità di modelli di sicurezza più flessibili e adattivi.
In sintesi, il contante continua e continuerà a svolgere un ruolo essenziale, non solo in termini di inclusione finanziaria, ma anche come elemento di resilienza del sistema dei pagamenti, in un contesto caratterizzato da crescenti calamità naturali, rischi tecnologici e attacchi cyber.
Lo scenario più realistico è quindi un modello ibrido e integrato, in cui l’innovazione nei canali distributivi (bank-in-shop, ATM evoluti, sistemi di cash recycling) si accompagna a un’evoluzione del settore del trasporto valori verso standard più elevati di sicurezza, tecnologia ed efficienza.
In questo quadro, Assovalori ritiene prioritario avviare un confronto strutturato con istituzioni, autorità di sicurezza e sistema bancario e Poste Italiane, per definire un equilibrio operativo ed economico sostenibile nel tempo.
L’obiettivo è duplice: da un lato garantire la sicurezza degli operatori e come si è visto negli ultimi accadimenti, la sicurezza dei cittadini, dall’altro assicurare la continuità e l’universalità del servizio, evitando che intere aree del Paese possano trovarsi in una condizione di ridotta accessibilità al contante. Perché, in ultima analisi, la tenuta di questo sistema non riguarda solo un settore, ma la stabilità e l’efficienza dell’intero sistema economico.
Tuttavia, è importante chiarire un punto: la domanda di contante in Italia rimane significativa. Il contante continua a svolgere una funzione economica e sociale essenziale, soprattutto nei territori periferici e per ampie fasce della popolazione. Anche con modelli distributivi innovativi, la movimentazione fisica non scomparirà.
Lo scenario futuro richiede quindi tre direttrici politiche chiare:
1. riconoscere il trasporto valori come componente strategica della filiera finanziaria;
2. investire in innovazione tecnologica e protezione avanzata;
3. rafforzare il presidio dello Stato contro le organizzazioni criminali che operano in questo ambito.
Il nostro obiettivo non è difendere un settore in quanto tale, ma garantire che il sistema economico possa contare su una logistica del contante sicura, moderna e sostenibile. La disponibilità del contante è un elemento di resilienza del Paese e deve essere tutelata come tale.










