Emergenza criminalità predatoria in Puglia. Le soluzioni di More One

Intervista a Andrea Pala, addetto relazioni istituzionali presso More One

L'emergenza degli attacchi agli ATM in Puglia ha fatto comprendere che il sistema non ha adottato misure sufficienti e adeguate. Qual è la vostra opinione al riguardo?
L’intensificazione degli attacchi agli ATM registrata negli ultimi anni, e in particolare in questo ultimo periodo nel territorio pugliese, rappresenta un segnale inequivocabile della rapida evoluzione delle modalità operative della criminalità organizzata. Il fenomeno non può essere letto esclusivamente come un problema locale o contingente: esso costituisce, piuttosto, l’indicatore di un cambiamento strutturale nel rapporto tra rischio criminale, tecnologia e infrastruttura del contante.
Negli ultimi anni le organizzazioni criminali hanno dimostrato una crescente capacità di adattamento, specializzazione e mobilità territoriale. Si tratta di gruppi sempre più organizzati, capaci di operare su più regioni e con competenze tecniche avanzate, che hanno trasformato l’attacco agli ATM in un’attività pianificata e strutturata, caratterizzata da elevata rapidità esecutiva e da una chiara valutazione costi-benefici. In questo contesto, l’uso di tecniche esplosive o ad alto impatto non rappresenta più un evento sporadico, ma un modus operandi consolidato.
Alla luce di questa evoluzione, appare evidente che il sistema nel suo complesso ha registrato un ritardo nell’adeguamento del modello di sicurezza. Tale ritardo non può essere attribuito a singoli operatori, bensì va interpretato come una criticità sistemica derivante da diversi fattori: eterogeneità del parco ATM, assenza di standard minimi obbligatori uniformi, frammentazione degli approcci di prevenzione e una cooperazione pubblico-privata non ancora pienamente strutturata.
In particolare, negli anni passati la sicurezza degli ATM è stata spesso gestita con logiche individuali e non coordinate, con livelli di protezione differenti tra operatori, territori e modelli di servizio. Questa eterogeneità ha inevitabilmente generato aree di vulnerabilità che la criminalità ha saputo individuare e sfruttare con crescente efficacia.
L’emergenza pugliese deve quindi essere interpretata come un vero e proprio campanello d’allarme nazionale. Essa dimostra la necessità di un cambio di paradigma: non è più sufficiente un approccio reattivo, fondato sull’intervento successivo al reato, ma occorre sviluppare un modello preventivo, sistemico e coordinato. Ciò implica una maggiore standardizzazione delle misure di protezione fisica e tecnologica, una più stretta integrazione tra banche, operatori del cash management, trasporto valori e Forze dell’Ordine, nonché una visione strategica condivisa che consenta di anticipare le evoluzioni del fenomeno.
In sintesi, il fenomeno degli attacchi agli ATM non deve essere interpretato come un’anomalia temporanea, ma come la manifestazione di una nuova fase del rischio criminale che richiede risposte strutturali, coordinate e di lungo periodo.

Al termine del workshop dell’11 marzo, cosa proponete alle Autorità di PS per ridurre il fenomeno criminoso e allineare l’Italia agli altri Paesi dell’Eurozona?
Le proposte che emergono dal confronto tra operatori del settore e istituzioni si collocano lungo tre direttrici principali: normativa, tecnologica e operativa. Solo un approccio integrato, che coinvolga in modo strutturato pubblico e privato, può consentire di ridurre in maniera significativa il fenomeno e avvicinare l’Italia agli standard di sicurezza già adottati in altri Paesi dell’Eurozona.
Sul piano normativo appare prioritaria l’introduzione di standard minimi nazionali obbligatori per la protezione degli ATM. L’assenza di requisiti uniformi ha determinato negli anni una forte eterogeneità nei livelli di sicurezza, con conseguenti vulnerabilità sistemiche. L’adozione di standard condivisi – relativi a casseforti certificate, sistemi antiesplosione, dispositivi di neutralizzazione delle banconote e sistemi di rilevazione degli attacchi – consentirebbe di elevare il livello medio di protezione e ridurre l’attrattività del territorio nazionale per le organizzazioni criminali. Parallelamente, sarebbe opportuno prevedere meccanismi di incentivazione e percorsi di adeguamento graduale per il rinnovo del parco ATM, evitando impatti economici eccessivi sugli operatori.
Sul piano tecnologico è necessario favorire la diffusione sistematica di soluzioni già ampiamente adottate in altri Paesi europei. Tra queste assumono particolare rilievo i sistemi di neutralizzazione delle banconote, i dispositivi antiesplosione e antistrappo e le piattaforme di monitoraggio remoto con capacità di analisi predittiva del rischio. Fondamentale è inoltre la creazione di meccanismi strutturati di condivisione delle informazioni sugli attacchi, che consentano di individuare tempestivamente pattern ricorrenti e aree di maggiore esposizione.
Sul piano operativo si propone l’istituzione di un tavolo permanente pubblico-privato dedicato alla sicurezza degli ATM, con l’obiettivo di definire protocolli comuni, procedure di allerta rapida e modelli di cooperazione continuativa. 
L’obiettivo complessivo è superare l’attuale frammentazione e costruire una strategia coordinata di sicurezza nazionale degli ATM, in linea con le migliori pratiche europee.

Quali previsioni si possono fare per il futuro del contante?
Il contante continuerà a svolgere un ruolo significativo nel sistema dei pagamenti anche nel medio-lungo periodo. Non si prevede una sua scomparsa in favore dei pagamenti digitali, bensì una progressiva trasformazione delle modalità con cui esso viene gestito, distribuito e protetto lungo tutta la filiera.
L’evoluzione in atto riguarda infatti soprattutto i modelli di gestione del contante, che stanno diventando sempre più automatizzati, tracciati e sicuri, con un crescente ricorso a soluzioni tecnologiche sia in ambito bancario sia nel settore retail.
In particolare, nel comparto del commercio al dettaglio si sta assistendo a una progressiva diffusione di modelli di cash management evoluto, sia nel front office sia nel back office. Sul fronte del back office, si stanno affermando soluzioni che consentono di automatizzare i processi di incasso, ridurre la manipolazione manuale del contante e permettere l’accredito immediato degli incassi sui conti correnti degli esercenti. Questo approccio consente un maggiore controllo dei flussi finanziari, una significativa riduzione dei rischi operativi e un incremento complessivo dei livelli di sicurezza.
Allo stesso tempo, il ruolo delle banche si integra sempre più con quello delle società di trasporto valori, soggetti autorizzati e specializzati nella gestione professionale del contante. L’affidamento di una parte crescente del processo a operatori specializzati consente di rendere l’intera filiera più sicura, controllata e tracciabile, contribuendo a ridurre i rischi di concentrazione e movimentazione non protetta del denaro.
In questo scenario, il futuro del contante sarà caratterizzato non dalla sua scomparsa, ma da una gestione più distribuita, automatizzata e resiliente, capace di coniugare sicurezza, efficienza operativa e continuità del servizio ai cittadini e alle imprese.

 

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