Attacchi agli ATM e portavalori, quando l’unione fa la forza
editoriale di essecome
Quanto sta avvenendo in questi mesi per contrastare il fenomeno degli attacchi agli ATM ed ai furgoni portavalori in Puglia (ma non solo) è un buon esempio dei risultati raggiungibili mettendo a fattor comune le risorse, le competenze e le conoscenze degli attori pubblici e privati coinvolti da un problema che interessa l’intera collettività.
Risultati concreti in termini di provvedimenti cogenti e di iniziative volontarie che derivano dall’azione corale partita da Bari l’11 marzo scorso in occasione del workshop organizzato da securindex con Assovalori e il Gruppo ICCREA, dove l’intero sistema bancario con Banca d’Italia, ABI e ICCREA assieme a Poste Italiane hanno potuto rappresentare all’Autorità di Pubblica Sicurezza la gravità di un problema riguardante non solo la sicurezza degli obiettivi colpiti dalla criminalità ma, anche, la disponibilità del contante sul territorio.
Dopo 90 giorni esatti, il 10 giugno si terrà a Roma presso la sede di Poste Italiane la seconda puntata del workshop per esaminare quei risultati e valutare i prossimi passi necessari per risolvere in modo strutturale il problema anche in relazione alla progressiva attuazione del programma “Bank-in-shop” promosso nell’Eurozona dalla BCE per coinvolgere il mondo del retail nella gestione del contante.
A nostro modo di vedere, da questa vicenda si possono trarre alcuni spunti di riflessione.
Il primo è la disponibilità dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, rappresentata nell’occasione dal Prefetto di Bari, ad ascoltare i diversi interlocutori come controparti di un progetto condiviso tra pubblico e privato per garantire servizi essenziali ai cittadini. Ascolto che si è poi tradotto nell’invito a presentare una “lista della spesa” unitaria con i provvedimenti suggeriti dalle controparti per lavorare insieme sul problema.
Un secondo spunto è il riconoscimento del ruolo fondamentale delle tecnologie per la prevenzione e la mitigazione degli attacchi, tradotto in raccomandazioni puntuali inserite nei protocolli d’intesa. Un passaggio non così scontato che attribuisce all’industria della sicurezza privata una posizione non più ancillare ma di partner da ascoltare per acquisire esperienze e best practices già consolidate in altri Paesi.
Ulteriore spunto è l’inaspettato risvolto legislativo conseguente al recepimento in extremis nel Decreto Sicurezza da parte del Governo dell’Ordine del Giorno presentato dall‘on. Marco Lacarra (PD) per l’inasprimento delle pene per chi compie i reati che hanno generato l’allarme criminalità predatoria.
Senza entrar qui nel merito del provvedimento, ci limitiamo a sottolineare la convergenza di forze parlamentari opposte per risolvere un problema che, evidentemente, riguarda tutti. È, in fondo, un buon segnale che la sicurezza possa venire finalmente considerata un diritto universale e non un argomento divisivo.
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