Quando la colpa (non) è delle guardie giurate
editoriale di essecome
Nell’articolo de La Repubblica pubblicato il 24 gennaio 2026 sulla scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del Constellation di Crans Montana, si legge: “Davanti al PM, sia lui che la moglie Jessica Maric hanno scaricato le colpe su tutti: i camerieri per le candele troppo vicine al soffitto, le guardie giurate che dovevano controllare l’età dei ragazzi, il Comune che aveva dato l’ok al progetto di ristrutturazione del Constellation”.
Tralasciando ogni considerazione sul tema dell’articolo, salta agli occhi il riferimento alle “guardie giurate”, che in Svizzera non esistono dal momento che questa figura ibrida di privato incaricato di pubblico servizio, che deve giurare fedeltà alla Repubblica obbligandosi a osservarne le leggi, è un’unicità dell’ordinamento italiano. Nella Confederazione esistono infatti gli “agenti di sicurezza” che devono possedere l’Attestato Federale di Capacità (AFC) o il Certificato Federale di Formazione Pratica (CFP) ma non devono fare alcun giuramento.
Non vorremmo sembrare pedanti ma il fatto che il termine “guardia giurata” sia stato impropriamente utilizzato, non importa se dal Moretti o dal giornalista italiano, associandolo ad una presunta lacuna nell’esecuzione di un servizio di sicurezza, merita a nostro avviso qualche riflessione.
Se viene usato a sproposito il termine formale “guardia giurata” per criticare l’operato di agenti di sicurezza svizzeri, c’è da temere che nell’immaginario collettivo la considerazione per la categoria sia tanto diminuita che non sia più necessario ricorrere a soprannomi come “sceriffi” o “vigilantes” oppure alla caricatura di Vito Catozzo, solitamente usati con sarcasmo dalla stampa per commentare notizie negative. Adesso basta l’originale.
Qui viene il punto: alla domanda sui motivi della “crisi di vocazione” per il mestiere di guardia giurata che non permette alle imprese di svolgere i servizi in carico per mancanza di personale, la risposta dovrà tenere conto anche dello sgretolamento dell’immagine dell’intera categoria che si è consumato nel corso di anni di ottusa politica gestionale da parte di “imprenditori” che, pur di strapparsi l’un l’altro gli appalti al massimo ribasso, hanno schiacciato i salari al di sotto della soglia di povertà invece di preoccuparsi di aumentare la professionalità, offrire motivazioni ai propri dipendenti e curare la reputazione.
Anche se ci sono stati miglioramenti economici, si è ormai cristallizzata l’immagine di persone scontente, poco addestrate, con dotazioni il più delle volte carenti o obsolete, senza prospettive di carriera, con turni disagiati ed esposte a rischi.
E cosa ci si può attendere da persone scontente, se non che lavorino male?
Sarà necessario partire da questa devastante conclusione per ricostruire la credibilità della categoria che si otterrà quando il termine “guardia giurata” non verrà più usato a sproposito con intenti dispregiativi ma richiamerà l’immagine di professionisti capaci e affidabili ai quali poter dare le chiavi di casa, reali o metaforiche.
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