APR 2026, l’evoluzione della sicurezza delle infrastrutture critiche

Intervista al Gen. C.A. (Ris) Leonardo di Marco (*) – coordinatore scientifico di APR 2026

I criteri di valutazione dei rischi delle infrastrutture critiche e delle misure di difesa sono molto cambiati per molteplici motivi. Può descrivere in cosa consiste il cambiamento?

È cambiata soprattutto la natura della minaccia. Oggi un'infrastruttura critica non è più esposta soltanto a un attacco diretto al proprio perimetro fisico. Una minaccia può arrivare contemporaneamente dal dominio fisico, da quello cyber, da quello virtuale così come dalla conseguente percezione cognitiva, producendo effetti anche molto lontani dal punto in cui ha avuto origine.

Per questo dobbiamo cambiare anche il modo di concepire la difesa. Non basta più proteggere un aeroporto, un porto o un'infrastruttura: occorre proteggere le loro interdipendenze e la capacità del sistema di continuare a funzionare anche quando una delle sue componenti viene colpita.

La domanda che vorrei porre ad APR 2026 è quindi molto semplice: siamo ancora organizzati per difendere singoli perimetri, quando la minaccia si muove ben oltre le connessioni tra quei perimetri?

È dunque necessario evolvere anche la nozione di sicurezza?

Sì, perché sicurezza e resilienza non sono più concetti separabili. La sicurezza tradizionale tende a concentrarsi sulla prevenzione dell'evento e sulla protezione dell'asset. Oggi dobbiamo aggiungere la capacità di rilevare rapidamente una minaccia, comprenderne gli effetti, reagire, mantenere l'operatività e ripristinare le funzioni essenziali.

In altre parole, il vero obiettivo non è soltanto impedire che qualcosa accada, ma fare in modo che, anche quando accade, il sistema non smetta di funzionare. È un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico: dalla protezione del singolo asset alla resilienza del sistema.

Perché è stata scelta la Puglia per parlare di un argomento che ha una valenza globale?

Perché la Puglia rappresenta particolarmente bene la complessità del problema. È una regione nella quale porti, aeroporti, rete stradale e ferroviaria, logistica e collegamenti con il Mediterraneo costituiscono un sistema fortemente interconnesso. Ciò che accade in un punto può produrre conseguenze anche molto lontano.

Ma c'è un'altra ragione. La Puglia consente di osservare concretamente il rapporto tra dimensione territoriale e dimensione globale della sicurezza.

Non parleremo quindi della Puglia come di un'area più esposta di altre, ma come di un laboratorio particolarmente significativo per capire come una minaccia globale debba essere affrontata sul territorio, attraverso la cooperazione tra istituzioni, gestori, operatori e filiera tecnologica.

Quale può essere l'apporto della filiera privata della sicurezza in un quadro che riguarda aspetti strategici per la sicurezza del Sistema Paese di competenza delle Forze Armate?

La sicurezza delle infrastrutture critiche è una responsabilità pubblica, ma la capacità di proteggerle non può essere esclusivamente pubblica.

Le Forze Armate e le Forze di Polizia hanno responsabilità e capacità che nessun soggetto privato può sostituire. Allo stesso tempo, chi gestisce quotidianamente un aeroporto, un porto, una rete logistica o un'infrastruttura digitale possiede conoscenze, tecnologie e capacità operative indispensabili.

La filiera privata può quindi contribuire soprattutto a rafforzare la capacità di prevenire, rilevare e reagire, mettendo a disposizione tecnologia, competenze e servizi.

Il punto, però, non è semplicemente acquistare tecnologie. È capire come integrare ciò che il pubblico e il privato già possiedono in un'unica capacità di sicurezza e resilienza. Ed è proprio su questo rapporto che vorremmo aprire il confronto ad APR 2026.

Quale sarà il messaggio finale di APR 2026?

Credo che il messaggio possa essere molto semplice: nessuno può garantire da solo la sicurezza di un sistema così complesso. La minaccia attraversa i confini organizzativi; la risposta deve essere capace di attraversarli altrettanto rapidamente.

Per questo APR 2026 non vuole soltanto mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, gestori e imprese tecnologiche. Vuole capire come trasformare competenze diverse in una capacità comune di prevenire, proteggere, reagire e continuare a operare.

E forse la domanda con cui concluderemo sarà proprio questa: Se la prossima minaccia sarà multidominio, siamo già capaci di rispondere come un unico sistema?
È una domanda alla quale difficilmente può rispondere una sola organizzazione. Ed è probabilmente per questo che vale la pena discuterne insieme il 18 novembre a Bari.

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(*) Generale di Corpo d’Armata (Ris.) dell’Esercito Italiano, ha prestato 44 anni di servizio, con 16 anni in ambito NATO e quattro operazioni fuori area. Ha ricoperto prestigiosi incarichi di Comando e Stato Maggiore. Consigliere senior NATO, è docente e autore sui temi strategici e operativi

 

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